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Scheda

Centro Ambientale Archeologico, Museo Civico – Legnago

Via Fermi 10 – 37045 Legnago (VR)
Tel. 0442 601460 – Fax 0442 609735
Presentazione


Il Centro Ambientale Archeologico rappresenta il più importante luogo di raccolta, documentazione e valorizzazione del patrimonio archeologico e ambientale del territorio di Legnago. Dal 2009 assieme alla Fondazione Fioroni ha costituito la prima rete museale della pianura veronese, denominata "Lengago Musei". L’importanza del Centro è avvalorata dalla modernità della struttura ospitante la collezione, caratterizzata da efficienti servizi per gli utenti.

Storia della collezione museale

Il Centro Ambientale e Archeologico, ubicato in un antico ospedale militare austriaco restaurato nel 1999, è sorto per iniziativa del Consorzio di Bonifica Valli Grandi e Medio Veronesee del comune di Legnago, con l’intento di rilanciare la valorizzazione dell’ambiente fluviale dell’Adige e degli altri corsi d’acqua minori, nonché del sistema archeologico delle Valli Grandi Veronesi.

Descrizione

All’interno della prima sala sono esposti i reperti più antichi della collezione, che coprono un arco cronologico compreso tra il 5000 a.C. (Neolitico) e il XIII sec. a.C. (Bronzo Recente). Il percorso espositivo comincia con tre vetrine in cui sono collocati numerosi strumenti neolitici in selce (grattatoi, punte a dorso, troncature, nuclei e lame, bulini e romboidi) e in osso, oltre a diversi materiali ceramici, provenienti dal sito di Cologna Veneta, località Sant’Andrea. La quarta vetrina espone diversi frammenti di vasi a bocca quadrata e utensili in selce appartenenti al Neolitico Medio (IV millennio a.C.), rinvenuti a Bovolone (località Pila Culà) e a Olmo di Nogara.
Le successive vetrine raccolgono alcuni vasi e strumenti in selce provenienti dallo scavo di una capanna seminterrata dell’età del Rame presso Gazzo Veronese, loc. Cristo.
L’età del Bronzo è ben rappresentata nelle vetrine successive, dove sono presi in esame alcuni insediamenti edificati su palafitte, anticamente posizionati nelle vicinanze di corsi d’acqua, ossia gli abitati di Canàr (San Pietro Polesine), Dossetto (Nogara), Novarina (Bovolone), Saccavezza (Bovolone), Morandine di Casaleone e Tombola (Cerea). Dal primo abitato provengono boccali, ciotole e tazze di tipo centro europeo del Bronzo Antico e Medio, mentre da quello di Dossetto giungono numerosi esempi di crani di bue e di maiale, corna lavorate di cervidi, utensili in selce, boccali, fusarole, “tavolette enigmatiche” e alcuni eccezionali reperti lignei, tra cui ricordiamo un palo di palafitta, una "padella" e un’immanicatura d’ascia. L’insediamento di Novarina, del Bronzo Antico e Medio, ha restituito diversi esempi di ceramica miniaturistica, di utensili in osso e di strumenti in selce e in pietra levigata (lame, falcetto, lisciatoi, asce, punte di freccia); da Morandine provengono invece boccali di tipo poladiano e punte di freccia in selce del Bronzo Antico e Medio (XVIII-XVI sec. a.C.). I materiali del Bronzo Medio rinvenuti a Saccavezza consistono in diversi utensili in selce (raschiatoi, punte di freccia, lame e elementi di falcetto), cinque pesi da telaio, quattro “tavolette enigmatiche”, vari esempi di ceramica comune (ciotole, tazze e boccali) e decorata con incisioni e una splendida immanicatura in corno conformata a protome di rapace. Dell’abitato di Tombola si ricordano numerosi utensili in osso (pettini, spilloni) e bronzo (lesine, spilloni, un pugnale e un coltello), una tavola in legno lavorato e vasi in ceramica.
L’ultima parte della sala è riservata alla cosiddetta "Isola Didattica", dove vengono analizzate alcune attività artigianali tipiche dell’Età del Bronzo, quali la lavorazione dell’osso e del corno e la fusione del bronzo.

La seconda sala ospita materiali del Bronzo Medio e Recente, provenienti dalle principali necropoli della bassa pianura veronese: Olmo (Nogara), Scalvinetto (Legnago), Castello del Tartaro (Cerea), Franzine Nuove (Villa Bartolomea) e Crosare (Bovolone). Dalla prima provengono numerosi oggetti d’ornamento (una collana, pendagli, borchie in bronzo, spilloni fermapieghe e spilloni a clessidra), un cospicuo numero di spade e pugnali bronzei, due scheletri maschili e due femminili di inumati con i loro corredi e una sepoltura intenzionale di bue. Il sepolcreto di Scalvinetto ha restituito numerose urne cinerarie, dotate di corredo, a testimonianza del fatto che il rito di sepoltura prevalente era quello incineratorio. Lo stesso rito si ritrova anche presso la necropoli del Castello; nella relativa vetrina, accanto all’urna cineraria sono esposti un tintinnabulum e due fermatrecce in bronzo rinvenute ai lati del cranio. Nella necropoli di Franzine Nuove sono attestati entrambi i riti di sepoltura.
La seconda parte della sala è dedicata agli insediamenti terramaricoli, caratterizzati da strutture abitative circondate da un’arginatura e da un fossato, chiamati villaggi arginati. Tali insediamenti, che contraddistinguono la pianura veronese tra il XIV e il XIII sec. a.C., sono stati identificati a Scalvinetto, Olmo di Nogara, Terranegra, Lovara, Fabbrica dei Soci, Crosare, Corte Lazise, Castello del Tartaro e Fondo Paviani. I materiali provenienti da questi abitati rappresentano importanti testimonianze dell’ampissimo raggio commerciale che interessò quest’area. Nelle vetrine sono esposti diversi oggetti d’ornamento (spilloni, anelli, armille, pendagli, collane), tra cui ricordiamo due perle in ambra tipo "Tirinto", numerosi utensili in bronzo (pugnali, frammenti di spade, rasoi, un falcetto, scalpelli, forme di fusione a coltello), frammenti di ceramica non locale (micenea e appenninica) e utensili in osso e in corno lavorati (immanicature di coltelli e lesine).

La terza sala è dedicata alle necropoli e agli insediamenti veneti dell’età del Ferro (X-VI sec. a.C.) scoperti nel territorio della pianura veronese limitrofo a Legnago.
La prima parte della sala è interamente dedicata alla necropoli della Colombara (Gazzo Veronese). Da questa località provengono diverse urne cinerarie, biconiche (IX-VIII sec. a.C.) e situliformi (VII-VI sec. a.C.), contenenti ossa combuste e numerosi oggetti d’ornamento: fibule in bronzo, bracciali, anelli, spilloni, armille, pendagli, tintinnabula, fusaiole, rocchetti, astragali, coppe e bicchieri, un gancio di cintura e un eccezionale pugnale con fodero decorato e manico borchiato. In una vetrina sono riproposte le diverse tipologie funerarie adottate dai Veneti antichi in questo territorio: una sepoltura in fossa dotata di ricco corredo ceramico, una sepoltura entro dolio e una tomba femminile a inumazione associata a resti di cavallo.
Le tre vetrine successive raccolgono i corredi tombali provenienti dalla necropoli di Lovara (VII sec. a.C.); tra i materiali esposti ricordiamo alcune urne fittili situliformi con copertura a ciotola, armille, fusaiole e spilloni. Da sottolineare è un corredo infantile femminile costituito da un’urna con la sua copertura e da un uovo di cigno in associazione con conchiglie e diversi oggetti d’ornamento.
La seconda parte della sala è dedicata agli abitati veronesi della prima età del Ferro (VIII-VI sec. a.C.). Il sito scelto come modello è quello di Terranegra (Legnago), dove sono stati rinvenuti numerosi reperti in bronzo (una paletta decorata, fibule, un gancio di cintura frammentato, spilloni fermapieghe, un bracciale), perle in pasta vitrea, diversi strumenti in osso e in corno (un ago, immanicature di utensili, ossa forate e lisciate per l’uso), i principali utensili utilizzati nelle attività di tessitura e filatura (pesi da telaio, rocchetti, fusaiole e pettini) e un consistente numero di vasi in ceramica (comune, a impasto grigio, decorata a bande rosse e nere). Il ritrovamento di questi reperti ha permesso di ricostruire le principali attività svolte dagli abitanti degli insediamenti della prima età del Ferro. Da segnalare è anche la ricostruzione del pavimento del focolare di una capanna dell’antico abitato di Terranegra.

Il percorso museale prosegue con l’esposizione di corredi tombali e di altri reperti provenienti da diverse necropoli della prima età del Ferro (VI-V sec. a.C.), situate presso Oppeano (Fondo Gambin, delle Franchine, di Belgioioso) e Gazzo Veronese (Dosso del Pol). Dalla necropoli di Fondo Gambin provengono diversi reperti in bronzo, tra i quali un cinturone a losanga, vari frammenti di situla e alcune placche di cinturone. All’interno della vetrina in cui sono contenuti i ritrovamenti da Fondo Gambin, si trova anche un frammento dell’importante kylix a figure rosse della cerchia del Pittore di Pentesilea (450-400 a.C.) rinvenuto presso l’abitato di Montara (Oppeano).
Le due teche seguenti contengono materiali scoperti all’interno della necropoli delle Franchine; tra questi vanno menzionati diversi elementi di corredo in bronzo (una tazza monoansata, fibule e un pugnale ripiegato), alcune urne cinerarie e una cista in bronzo.
Presso la necropoli di Dosso del Pol sono stati rinvenuti numerosi oggetti d’ornamento e d’abbigliamento (pendagli, fibule tipo "Certosa", un gancio di cinturone, un cinturone a losanga decorato e vaghi di collana), un tripode e una cista cordonata in lamina di bronzo e diversi esempi di ceramica etrusco-padana e di ceramica cinerognola, che testimoniano le importanti relazioni commerciali in cui era coinvolto l’emporio di Gazzo Veronese.
La seconda parte della sala è dedicata a due sepolcreti dell’ultima età del Ferro (II-I sec. a.C.): la necropoli di Casalandri (Isola Rizza) e quella di Lazisetta (Santa Maria di Zevio). Passando attraverso un’attenta descrizione delle popolazioni celtiche giunte nella pianura veronese durante la fase di romanizzazione, si arriva all’esposizione di alcuni corredi funerari di questo periodo. Ne ricordiamo due: uno appartenente alla sepoltura maschile di un guerriero celta (ceramica comune, fibule, armi intenzionalmente ripiegate, padelle, vasellame bronzeo e un umbone) e un altro ad una sepoltura femminile (ceramica varia, vasellame bronzeo con ansa decorata, lame e diversi oggetti d’ornamento). L’ultima parte della sala è dedicata alla ricostruzione di tre sepolture, delle quali una bisoma è delimitata da grossi ciottoli fluviali, un’altra è posta in una semplice fossa e l’ultima si trova in una cassetta di laterizi.


Accesso

Tipo di Accesso: Negli orari di apertura

Biglietto: No

Prezzo: Ingresso gratuito

Accesso per le Scuole

Accessibilità Disabili

Orari

Giorni di Apertura
Orario Quando Specifiche
Estivo Lunedì 9.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00
Estivo Martedì 9.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00
Estivo Mercoledì 9.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00
Estivo Giovedì 9.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00
Estivo Venerdì 9.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00
Estivo Domenica 16.00 – 19.00 (solo mese di luglio; agosto chiuso)
Invernale Lunedì 9.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00
Invernale Martedì 9.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00
Invernale Mercoledì 9.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00
Invernale Giovedì 9.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00
Invernale Venerdì 9.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00
Invernale Domenica 15.00 – 18.00 (tutti i mesi eccetto luglio e agosto)

Tempo suggerito per la visita (in minuti): 60

Servizi per l’utenza

Servizi igienici

Parcheggio

Bookshop

Punti di sosta

Bar o Ristoro

Servizi didattici

Brochure
Italiano

Didascalie delle opere
Italiano

Postazioni informatiche
Salettta informatica

Visite guidate

Attività didattiche

Laboratorio didattico
Laboratorio restauro

Biblioteca/Centro di Documentazione

Spazi per altre attività
Sala conferenze


Bibliografia di riferimento

Dalla terra al Museo. Mostra di reperti preistorici e protostorici degli ultimi dieci anni di ricerca dal territorio veronese , a cura di Belluzzo G., Salzani L. , Legnago 1996.
Musei e raccolte archeologiche del Veneto , a cura di Di Mauro A., Dosson di Casier 2004, pp. 127-128.
Bonetto J., Veneto (Archeologia delle Regioni d’Italia), Roma 2009, pp. 363-364.


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