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Musei Padova

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Il Museo del Fiume Bacchiglione è allestito presso il Castello di San Martino della Vaneza, edificio che venne donato, a fini culturali, dalla famiglia Papafava–Carraresi alla Provincia di Padova. L’allestimento museale è diviso in due sezioni: una geomorfologica e una archeologica. Entrambe raccolgono reperti rinvenuti presso o entro l’alveo del fiume Bacchiglione, durante le attività di dragaggio operate dai sabbionari e grazie a indagini subacquee effettuate da sommozzatori di diverse associazioni padovane a partire dagli anni ’70 del Novecento.

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Il Museo Archeologico "Torre di Malta" venne istituito nel 1992 con la finalità di conservare il materiale archeologico rinvenuto durante le attività di scavo che interessarono le mura e il centro storico di Cittadella (Campo della Marta, via Roma ecc.) all’inizio degli anni ’90 del Novecento. Il contenitore museale è la celebre Torre di Malta, che nel 1251 fu costruita per ordine di Ezzelino da Romano e successivamente fu adibita a carcere. Per quanto concerne i reperti, essi appartengono in prevalenza a due fasi non continuative dell’antico centro di Cittadella: età del Bronzo ed epoca medievale-moderna.

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Il Museo Nazionale Atestino si trova dal 1902 nel Palazzo Mocenigo (fine XVI secolo), il quale ingloba nella facciata un tratto della cinta muraria del trecentesco castello dei Carraresi. Al suo interno le sale, denominate con i numeri romani I-XI e allestite secondo un ordine cronologico, ci introducono alla conoscenza delle varie civiltà che si succedettero nel centro di Este e nel territorio circostante, dalle età più antiche all’epoca romana e oltre, nel Medioevo e nel Rinascimento. Il percorso di visita ha inizio nella Sala I, al piano nobile del palazzo, dedicata alle raccolte preistoriche, dal Paleolitico alla fine dell’età del Bronzo; le altre sale (II-V) sono dedicate al centro veneto di Este (X-III sec. a.C.) di cui sono presentati, con una suddivisone a tema, gli abitati, le necropoli e i santuari. Al piano terra sono esposte, nelle sale VI-X, le testimonianze del centro romano di Ateste connesse alla vita pubblica e a quella privata, ai culti e agli aspetti funerari. Nell’ultima sala sono raccolti alcuni monumenti medioevali e rinascimentali e una ricca collezione di ceramiche.

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Il piccolo Museo della Centuriazione romana di Granze fa parte del Sistema museale della Bassa Padovana che, nei suoi quattro poli (Stanghella, Granze, San Salvaro di Urbana, Villa Estense), raccoglie il materiale proveniente dal territorio tra i Colli Euganei e l’Adige. La scelta di Granze quale sede di questa esposizione è motivata dal fatto che questo piccolo comune in età romana fu al centro di divisioni agrarie, ancora visibili sul terreno grazie alle numerose fotografie aeree esposte all’interno del museo, che mettono in evidenza le tracce ancora evidenti nella cartografia attuale.

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Il Museo Civico “Stefano Piombin” è composto da una raccolta epigrafica comprendente una decina di iscrizioni romane private rinvenute nei pressi di Monselice, antico vicus sorto intorno alla metà del I sec. a.C. non distante dalla colonia di Ateste. Il materiale esposto rappresenta parte delle testimonianze raccolte, dato che un nutrito numero di opere recuperate in quest’area ora arricchiscono altri musei italiani ed esteri. Dal 2012 Il Museo è stato trasferito nel complesso monumentale della restaurata chiesa di San Paolo.

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Il Museo Civico di Montagnana trova ospitalità presso il Castello di San Zeno, che rappresenta il nucleo più antico delle fortificazioni della città, fatto costruire per volontà di Ezzelino da Romano nel 1242 e ampliato nei secoli successivi dai Carraresi e dalla Serenissima. Il Museo si articola in diverse sezioni: una archeologica, una medievale e moderna e una musicale “Martinelli–Pertile”.

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Il Museo Archeologico di Padova conserva reperti di grande rilievo provenienti sia da raccolte private che da attività di scavo condotte dal Comune e dalla Soprintendenza ai Beni archeologici del Veneto negli ultimi due secoli. Il percorso museale si snoda lungo 19 sale che ripercorrono l’evoluzione storico-archeologica del territorio padovano e presentano importanti materiali di collezione. Il Museo è parte di un sistema museale cittadino che offre al turista, con la bigliettazione unica, la possibilità di un’ampia scelta culturale non solo archeologica ma anche artistica (Cappella degli Scrovegni e Palazzo Zuckermann).

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Il museo, inaugurato nel 2009, nasce dalla volontà di presentare la storia del territorio a nord-est di Padova, caratterizzato dall'intensa attività di sistemazione agraria, operata in epoca romana, che porta il nome di "centuriazione". Tale fenomeno, ancora ben visibile in quest’area, viene sapientemente illustrato grazie ad una consistente esposizione di materiale archeologico rinvenuto nel territorio interessato. Il percorso espositivo prevede un inquadramento del problema partendo dall’indagine del rapporto con il territorio; questo è il tema focale in quanto rispecchia la relazione che intercorre tra l’uomo e la natura.

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Il Museo Archeologico Ambientale delle Acque del Padovano, collocato all’interno dell’ex chiesa di Sant’Eufemia, raccoglie una serie di oggetti rinvenuti nel tratto del fiume Brenta a nord di Padova. I reperti più antichi risalgono all’età del Bronzo, mentre il nucleo più significativo della collezione è costituito da una serie di manufatti in bronzo (fibule, monete, bronzetti figurati e altri oggetti votivi) appartenenti a un santuario frequentato dalla prima età del Ferro alla tarda antichità. La raccolta museale comprende anche armi e strumenti medievali e un complesso di ceramiche tardomedievali e rinascimentali. (fotografia provvisoria tratta dal sito "www.wikipedia.com")

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Il Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte, collocato presso il Liviano, sede storica della ex Facoltà di Lettere, è un esempio di esposizione permanente pubblica, formatasi grazie a donazioni di collezioni private. La sua principale finalità è la didattica, in quanto accoglie oggetti d’arte e d’antichità, che possono essere visualizzati dagli studenti del corso di laurea di Archeologia durante i loro studi. La sede espositiva è al terzo piano e si articola in 14 sale e 3 sezioni dedicate rispettivamente al collezionismo, alla cultura materiale e alla gipsoteca.

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Presso il secondo piano dell’ottocentesco Palazzo Zuckermann è ubicato il Museo Bottacin, esito del generoso lascito del commerciante triestino Nicola Bottacin. Egli, tra il 1865 e il 1870, donò, desideroso di istituire un museo a suo nome, la sua ricca collezione di oggetti d’arte (dipinti, mobili, sculture e manoscritti) e di monete antiche e moderne (oltre 100.000 pezzi) alla città di Padova. Circa due terzi del materiale esposto proviene da donazioni e acquisti successivi che hanno reso questo museo un punto di riferimento essenziale per gli studiosi di numismatica di tutta Europa.

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L’imponente Villa Contarini si affaccia, in direzione sud, sulla suggestiva piazza di forma semicircolare, centro nevralgico della vita di Piazzola sul Brenta. Il nucleo centrale si struttura su un trecentesco castello appartenuto ai Carraresi e divenuto nel '500 proprietà della nobile famiglia veneziana dei Contarini, che con un restauro decise di ampliarlo. In uno dei bracci laterali, precisamente in quello est, sono esposti al pubblico interessanti documenti epigrafici greci e latini, che furono raccolti nei secoli grazie al collezionismo delle nobili famiglie veneziane e padovane.

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Il museo offre una documentazione dettagliata dell’insediamento umano nel territorio compreso tra i Colli Euganei a nord e il corso dell’Adige a sud, seguendo il tema della relazione uomo–ambiente. L’itinerario museale prevede un percorso a ritroso nella storia, che parte dalla meccanizzazione agraria di fine '700 e giunge fino alla fase preistorica; tale criterio espositivo sottolinea la stretta connessione tra l’età antica e l’età moderna manifestata dal territorio della Bassa Padovana, una regione che, adesso come in passato, ha saputo dimostrare una forte individualità culturale.

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Nel grembo della campagna dell’Alta Padovana è ubicato l’oratorio di San Massimo. Il primo nucleo cultuale di questo piccolo gioiello sorse in epoca altomedievale nel luogo di un ipotizzabile sito romano e nel 1085 fu assorbito dalla vicina abbazia benedettina di Santa Eufemia di Villanova. Nel museo sono esposti i reperti rinvenuti presso l'oratorio di Borghetto durante gli scavi iniziati negli anni ’70 e proseguiti negli anni ’90 del secolo scorso.

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