saletta1-c sala-teatro-berga

Itinerari territoriali

Dalla laguna alle Alpi, dalle colline al Po, il Veneto offre oggi come anticamente una straordinaria varietà di paesaggi da esplorare. I dieci itinerari territoriali ci fanno conoscere la storia di questi grandi comparti geografici, accomunati già molti secoli or sono dalle medesime radici storiche e da caratteristiche ambientali comuni.

Rovigo e il delta del Po – I
In epoca antica, il Po con alcuni suoi rami settentrionali fluivano più a nord rispetto al loro corso attuale, interessando maggiormente l’area del Polesine e raggiungendo forse l’odierna Rovigo. In questo sistema ricco di corsi d’acqua, sfruttati come risorse economiche e vie di comunicazione, venne a crearsi sin dall’età del Bronzo un sistema di insediamenti di particolare importanza dal punto di vista commerciale e produttivo: Canar di Castelnovo Bariano, Larda di Gavello e soprattutto Frattesina di Fratta Polesine. Lo sviluppo dell’area deltizia proseguì nell’età del Ferro, come punto d’incontro tra la civiltà venetica e quella etrusco-padana, e poi in epoca romana, quando, organizzata in centurie, acquisì particolare importanza per la produzione agricola. Attraverso la visita dei tre musei del percorso (situati nel comparto occidentale dell’area deltizia, eventualmente da integrare con il percorso "Rovigo e il delta del Po – II", nel comparto orientale) ci si può accostare alle straordinarie testimonianze archeologiche rinvenute nel territorio rodigino, ripercorrendone lo sviluppo dal XIII sec. a.C. al IV sec. d.C.
Rovigo e il delta del Po – II
L’area deltizia orientale, gravitante verso l’Adriatico ancor più del comparto occidentale (cfr. percorso "Rovigo e il delta del Po – I"), possedette fin da epoca molto antica uno straordinario potenziale insediativo, dovuto alla facilità delle comunicazioni tramite le vie d’acqua ed alla posizione di cerniera tra l’interno della regione, l’Italia centrale e il mare. Il percorso conduce alla scoperta di tre importanti centri attivi in questa zona in età preromana e romana, conosciuti solo in anni recenti: S. Basilio di Ariano nel Polesine, Adria e Corte Cavanella di Loreo. Si parte dalla visita del Centro Turistico Culturale San Basilio, dove si possono ammirare le testimonianze di uno dei primi empori commerciali dell’area (inizi VI-fine V sec. a.C.), frequentato da genti etrusche, greche e venete; in seguito nell’area sorse una villa romana (I sec. a.C.-V sec. d.C.), alla quale appartenevano i mosaici, i materiali edilizi e le ceramiche pure esposti nel Centro. Seguendo le vicende del sito in età tardoantica, si passa a visitare l’area archeologica di S. Basilio, con i resti di uno dei più antichi centri di culto cristiano della regione. Al Museo Nazionale di Adria si prosegue avvicinandosi alla storia di questo importantissimo centro urbano tra VI e III sec. a.C. e poi in epoca romana. Le ultime due tappe del percorso sono invece incentrate sul periodo romano e sulle vie di comunicazione che solcavano la zona, con l’insediamento rustico di Corte Cavanella di Loreo e i materiali esposti al Museo Civico della Laguna Sud di Chioggia.
Archeologia nella Laguna veneta – I
La fascia del Veneto affacciata sull’Adriatico – denominata da Plinio il Vecchio "Venetia marittima" – è occupata nella porzione centrale da un’ampia area di lagune (la cui estensione subì numerose variazioni nel corso dei secoli), teatro di intensa frequentazione e insediamenti sin da epoca molto antica. Le zone paralagunari e le isole delle lagune, infatti, si trovavano protette dalle acque e situate lungo le rotte commerciali tra l’Adriatico e l’entroterra, e grazie al continuo ricambio idraulico godevano di una eccezionale salubrità. L’ampia frequentazione di queste aree è dimostrata dall’eccezionale ritrovamento di ceramica micenea e di manufatti di svariata provenienza (ionica, attica, corinzia, ionico-etrusca, egizia, greco-orientale, campana, apula, etc.) esposti al Museo Provinciale di Torcello. Il percorso conduce inoltre alla conoscenza delle evidenze di età romana presenti nel comparto settentrionale della laguna veneta, costituite, oltre che dai notevoli materiali (ceramici, vitrei, scultorei) conservati a Torcello, dallo splendido comprensorio altinate, con la visita dei resti della città e del Museo annesso.
Archeologia nella Laguna veneta – II
Il percorso, collegato a "Archeologia nella Laguna veneta – I", conduce ad esplorare il comparto centro-meridionale della laguna veneziana. La prima tappa, al Museo Archeologico Nazionale di Venezia, offre l’occasione di ammirare eccezionali esemplari di scultura greca e romana, monete antiche, gemme e cammei, manufatti in bronzo, ceramiche, antichità egizie e assiro-babilonesi e prestigiosi reperti tardo antichi, in gran parte derivanti dalle collezioni private di illustri veneziani come i Grimani. Con la seconda tappa, invece, ci si avvicina di più alla storia del territorio della laguna sud, dall’evoluzione ambientale agli insediamenti, ai commerci, alla suddivisione agraria e alla viabilità di epoca preromana e romana.
L’area termale e i colli Euganei
I colli Euganei sono un gruppo di colline di origine vulcanica che sorgono isolate nella pianura padano-veneta, pochi chilometri a sud ovest di Padova. Tutta l’area fu nota sin dall’antichità per le sue manifestazioni naturali idrotermali a valore terapeutico, dovute al riemergere in superficie di acque provenienti dalle zone alpine, che, penetrate nel sottosuolo, si surriscaldano nei percorsi sotterranei. Questa particolarità determinò la frequentazione della zona con fini cultuali probabilmente sin dall’VIII sec. a.C. (santuario di Montegrotto); ma ancora più antica è la nascita alle pendici dei colli, sull’Adige, dell’abitato di Este, risalente al X sec. a.C., destinato a diventare nell’età del Ferro uno dei maggiori poli insediativi della civiltà veneta. Le quattro tappe del percorso permettono di ripercorrere la storia dell’area dalle sue primissime fasi (con i materiali del Paleolitico, del Neolitico e dell’età del Bronzo esposti al Museo Nazionale Atestino e al Museo Civico di Montagnana), attraverso la straordinaria fioritura del centro veneto di Este (sale II, III, IV del Museo Nazionale Atestino), fino all’età romana, quando ad Este fu dedotta una colonia (si visitano i resti di alcune abitazioni romane nel sito di via Albrizzi, completando poi la conoscenza della città romana nelle sale VI-X del Museo Nazionale Atestino) e il santuario di Montegrotto acquisì una notorietà tale da diventare un vero e proprio centro termale (del quale notevoli resti sono visibili nel sito di via Scavi). Sebbene non compreso nel percorso in quanto difficilmente raggiungibile e visitabile, va ricordato un altro importante sito archeologico presente nell’area euganea: i resti della parte iniziale dell’acquedotto romano di Este, originato da una sorgente detta “Buso della Casara” situata a circa 200 m s.l.m. tra i Monti Venda e Vendevolo (presso il paese di Valnogaredo).
La Valpolicella in età preistorica e romana
Situata a ovest di Verona, la Valpolicella è costituita dalle valli di Negrar, Marano, Fumane e da altre minori. La sua posizione geografica strategica, a metà strada fra pianura padana e Alpi e in contatto col fiume Adige, è il motivo della sua frequentazione sin da epoca antichissima: gli scavi nella Grotta di Fumane hanno rivelato la presenza qui dell’Uomo di Neandertal (100.000-40.000 anni fa). In seguito, l’area fu sempre più densamente abitata nel corso del Neolitico (con la cultura dei “Vasi a Bocca Quadrata” documentata a S. Ambrogio di Valpolicella), dell’età del Rame (cultura “Campaniforme”, rappresentata dai ritrovamenti presso i siti di Scalucce di Molina e di Colombare di Negrar), dell’età del Bronzo (abitato Le Guaite S. Anna d’Alfaedo) e del Ferro (S. Giorgio di Valpolicella). Infine, in età romana la Valpolicella è occupata dal pagus degli Arusnates, una popolazione di incerta origine (veneta, retica, etrusca o celtica) che aveva il proprio centro religioso federale nella località S. Giorgio. Il percorso prevede la visita dei tre principali insediamenti della zona (dal più antico, la Grotta di Fumane, all’abitato Le Guaite dell’età del Bronzo e al villaggio di IV sec. a.C. dietro la Pieve di S. Giorgio di Valpolicella), accompagnati dalla visione delle notevoli testimonianze materiali preistoriche, protostoriche e romane rinvenute nell’area e custodite nei due nuovi musei di S. Giorgio di Valpolicella e di S. Anna d’Alfaedo.
Il Veneto orientale in età romana
Il territorio compreso tra il Sile e il Tagliamento ha sempre rappresentato un’area di “frontiera” e, allo stesso tempo, di contatto culturale tra il mondo veneto e quello friulano. Il percorso conduce in due siti di particolare importanza per comprendere la storia del territorio e degli insediamenti del comparto veneto orientale. Nella prima tappa, a S. Donà di Piave, ci si accosta alla storia della valle del Piave, che, dal Mesolitico fino alla penetrazione romana, svolse un ruolo decisivo nei rapporti tra Adriatico e aree transalpine. Ci si sposta in seguito a Concordia, per conoscere, passeggiando per le strade del centro e al Museo Civico, le evidenze di questa città che raggiunse il massimo splendore in epoca romana, trovandosi nel punto di convergenza tra le due maggiori strade della pianura (via Postumia e via Annia) dirette verso il grande centro coloniale di Aquileia. Il percorso si conclude a Portogruaro con la visita del Museo Nazionale Concordiese, dove si possono ammirare le opere d’arte più notevoli (statue, mosaici, stele, sarcofagi, bronzi, vetri) rinvenute nella città romana.
L’area pedemontana veneta
Tra la pianura e la fascia delle Prealpi venete si estende una linea di colline di modesta altitudine, sostanzialmente unitaria da est ad ovest, ricca di acqua e in posizione strategica per il controllo della piana. Per questi motivi l’area fu prescelta per l’insediamento sin da epoche molto antiche (Neolitico, Bronzo Medio e Recente), e continuò ad essere popolata e sfruttata senza soluzione di continuità nell’età del Ferro, con i centri protourbani di Asolo, Feltre e l’importante abitato veneto di Montebelluna, e poi in epoca romana, quando si svilupparono le città di Acelum e Feltria. Il percorso conduce alla scoperta dei principali luoghi di interesse archeologico della pedemontana, partendo dalla zona di Bassano del Grappa (nel cui Museo si può ammirare anche una straordinaria collezione di ceramica magnogreca), quindi di Asolo e Montebelluna (la cui storia dal Paleolitico alla piena età romana è illustrata dai reperti esposti nei relativi Musei Civici), fino a Feltre, dove la visita del Museo si accompagna alla visione dei resti di una porzione della città romana sotto all’attuale piazza Duomo.
Belluno e l’area alpina – I
Sebbene marginale e sfavorita dal clima per l’insediamento, l’area alpina fu frequentata fin dalle epoche più antiche per le sue risorse minerarie e boschive. L’occupazione divenne tuttavia stabile solo con l’età del Ferro (VIII-V sec. a.C.), quando presso l’odierna Mel si formò un primo abitato veneto con la relativa necropoli. In seguito i Romani fondarono la città di Bellunum, per la quale scelsero una posizione strategica a dominio della valle del Piave, corridoio di passaggio dei traffici commerciali e militari. Il percorso tocca i principali siti archeologici del comparto occidentale dell’area alpina (da integrare eventualmente con il percorso "Belluno e l’area alpina – II"), a partire da Mel e dalla sua straordinaria necropoli veneta (i cui corredi sono esposti al vicino Museo Civico del territorio zumellese), quindi a Belluno e alle sue testimonianze preistoriche e romane conservate nel Museo Civico, fino alla visita, al Museo Civico di Selva di Cadore, di una delle maggiori scoperte preistoriche dell’area alpina: la sepoltura mesolitica, splendidamente conservata, dell’Uomo di Mondeval.
Belluno e l’area alpina – II
Collegato al percorso "Belluno e l’area alpina – I", l’itinerario conduce alla scoperta dell’archeologia dell’area bellunese e del Cadore, attraverso la visita di tre importanti centri insediativi della regione. La prima tappa porta il visitatore a conoscere la storia di Belluno, dalla frequentazione preistorica fino alla città romana di Bellunum, attraverso i reperti custoditi al Museo Civico. Con la seconda tappa, al Museo della Magnifica Comunità di Cadore di Pieve di Cadore, ci si addentra invece nella storia del Centro Cadore (siti di Calalzo, Pieve, Valle, Domegge); si possono qui ammirare gli importanti e cospicui ritrovamenti del santuario di Lagole di Calalzo, frequentato per lungo tempo da Veneti e Celti e in seguito, fino alla piena età imperiale, da popolazioni romanizzate. L’ultima tappa, al Museo Palazzo Corte Metto di Auronzo di Cadore, consente di completare la conoscenza dell’area cadorina con la visione dei reperti di un altro suo importante santuario, quello di Monte Calvario ad Auronzo, attivo dal I sec. a.C. fino al V sec. d.C.