L'area archeologica di Brentino Belluno comprende i resti di un edificio rustico in funzione tra il I e il VI sec. d.C. L'edificio fu forse usato anche come mansio, ossia come punto di sosta lungo la via Claudia Augusta, che da Ostiglia, risalendo la valle dell’Adige, giungeva a Trento. Grazie alla sua posizione, strategica rispetto alla Claudia Augusta, la stazione di Brentino dovette svolgere un ruolo importante come luogo di cambio dei cavalli, di posta e di ristoro per i viaggiatori. Attualmente il sito non è aperto al pubblico. (fotografia provvisoria tratta dal sito "www.regione.veneto.it")
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Il Ponte di Veja è un grandioso monumento naturale costituito dall’architrave di ingresso di una grotta carsica, crollata probabilmente fra 120.000 e 80.000 anni fa. Sotto i massi di crollo della volta e in due caverne carsiche alla base del ponte, sono state trovate numerose tracce del Paleolitico Medio e Inferiore. La tradizione vuole inoltre che il ponte sia stato fonte di ispirazione per due celeberrimi artisti italiani: Dante Alighieri, che da esso prese spunto per la descrizione delle Malebolge nella Divina Commedia, e Andrea Mantegna, che lo ritrasse in numerosi dipinti.
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Le ricerche archeologiche hanno dimostrato che la Grotta di Fumane fu occupata occasionalmente nel corso del Paleolitico Medio e Superiore, fra 100.000 e 32.000 anni fa. L'area comprende i resti di una frequentazione reiterata, testimoniati dal rinvenimento di circa 20 livelli antropizzati contenenti manufatti litici, ossa, conchiglie, resti di focolare e di abitato, e decorazioni in ocra rossa.
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Il sito di Riparo Tagliente conserva le testimonianze di frequentazioni antropiche del Paleolitico Medio e Superiore (60.000-10.000 anni fa), quando gli uomini vivevano in gruppi di cacciatori-raccoglitori. I depositi rinvenuti documentano due cicli di frequentazione separati da un periodo di abbandono, testimoniato da una superficie di erosione.
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L’area archeologica di Peschiera del Garda conserva i resti di un abitato romano sorto verso la fine del I sec. a.C. su resti di un più antico centro del III-II sec. a.C.; l'insediamento a natura "emporica" fu ristrutturato nel II sec. e visse fino al IV sec. d.C. Si ritiene che il sito corrisponda all’antico vicus romano di Arilica, noto da quattro iscrizioni del collegium nautarum Arilicensium, l’associazione dei battellieri di Peschiera che gestiva il traffico navale nella parte meridionale del lago.
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L’area archeologica dietro la Pieve di San Giorgio comprende i resti di un abitato con area produttiva risalente all’età del Ferro (V-III sec. a.C.). Delle otto strutture rinvenute nel corso degli scavi ne sono state conservate e valorizzate tre: un laboratorio per la lavorazione dell’osso e del corno, uno per la lavorazione del metallo, una cisterna. Il sito si colloca a ridosso dell’abside orientale della Pieve, su un pendio piuttosto scosceso. La visita si snoda lungo un percorso prestabilito e si conclude in una terrazza dalla quale si può ammirare lo splendido panorama dei monti Lessini.
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L’ipogeo di Santa Maria in Stelle è una struttura sotterranea, di difficile interpretazione, costruita nel III sec. d.C. Si pensa che essa abbia svolto funzione di complesso funerario o di acquedotto o di ninfeo per captare e incanalare le acque che sgorgano da una fonte sotterranea. L’ipogeo venne poi adattato, a partire dal IV sec. d.C., a cappella per il culto cristiano e fu utilizzato come tale fino al XII secolo.
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L’Arco dei Gavi è un monumento del I sec. d.C. fatto costruire da una importante famiglia veronese, la gens Gavia, con finalità autocelebrative. In origine esso era stato eretto lungo la via Postumia, la grande strada consolare che toccava Verona. Nel 1805, tuttavia, fu smontato perché ritenuto di intralcio per il traffico. Venne ricostruito nel 1932, in luogo diverso dall’originale: la collocazione originaria è tuttavia riconoscibile per la segnalazione della posizione delle basi dei pilastri sul selciato di fronte all’ingresso al Museo di Castelvecchio, in Corso Cavour.
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La domus di Piazza Nogara è una degli esempi meglio conservati di edilizia privata romana a Verona e in Italia Settentrionale. Fu costruita alla fine del I sec. a.C. e successivamente ristrutturata fra il II e il III sec. d.C., quando vennero aggiunti i mosaici oggi eccezionalmente conservati nell’area archeologica.
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