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Scheda

Museo Civico – Belluno

Piazza Duomo 16 – 32100 Belluno (BL)
Tel. 0437 944836 – Fax 0437 944836
Presentazione


La sezione archeologica del Museo Civico di Belluno occupa il piano terra del Palazzo dei Giuristi, mentre ai piani superiori si trovano la pinacoteca e le altre collezioni. L’esposizione dei reperti archeologici si snoda in due sale, ricche di testimonianze di epoca preistorica, veneta antica, romana e altomedioevale relative alla città e al territorio provinciale. Alla raccolta museale appartengono anche il lapidario ospitato nell’androne del vicinissimo Auditorium (temporaneamente chiuso per lavori di adeguamento dell’edificio) e un sarcofago romano custodito presso la Biblioteca Civica (Palazzo Crepadona).

Storia della collezione museale

L’istituzione del Museo Civico di Belluno risale al 1872 allorquando pervenne in donazione la pinacoteca del medico bellunese Marc’Antonio Giampiccoli, alla quale si aggiunsero di li a poco la collezione di antichi bronzi, monete, medaglie, manoscritti e libri di interesse locale di Florio Miari; i materiali scientifici già conservati nel gabinetto provinciale naturalistico ed industriale istituito nel 1837; quelli donati dal geologo e naturalista Tomaso Antonio Catullo; la collezione dell’ornitologo Angelo Doglioni e quella del botanico Alessandro Francesco Sandi e molte altre donazioni. A completare le testimonianze della storia cittadina e provinciale, il primo curatore Osvaldo Monti, regio ispettore provinciale ai monumenti e scavi, aggiunse i registri deliberazioni dell’antica Comunità di Cividàl di Belluno, anch’essi ospitati nel secentesco palazzo del Collegio dei giuristi, sede museale aperta al pubblico nel 1876. Nel 1909 furono per la prima volta esposti gli oggetti paleoventi ritrovati durante gli anni 70 e 80 dell’Ottocento nelle necropoli di Cavanzano e di Castellin alla periferia di Belluno, in una con i reperti romani emersi in Città. L’attuale sezione archeologica, accoglie oggi anche molti significativi reperti provenienti da recenti scavi condotti sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto (quali ad esempio nel sito aurignaziano di Campon di Monte Avena e, soprattutto, in quello epigravettiano di Riparo Villabruna in Val Cismon) e i reperti che risalgono alla fine del Neolitico, Età del Bronzo e prima Età del Ferro emersi dalle campagne di scavo del Col del Buson nella valle dell’Ardo (BL).

Descrizione

Nella loggetta d’ingresso del museo, tra stemmi e lapidi di età moderna, sono collocati due grandi capitelli corinzi in pietra rinvenuti a Belluno (porta Dante e località Fiammoi), entrambi datati al II-III sec. d.C.

La prima sala è interamente dedicata alla Preistoria nel territorio bellunese. Un pannello posto di fronte alla porta d’ingresso illustra la sequenza dei siti archeologici dal Musteriano (Paleolitico Medio) all’età del Bronzo; il pannello inquadra un lacerto di mosaico policromo geometrico ritrovato in via S. Lucano (III-IV sec. d.C.).
L’esposizione inizia con una fitta serie di teche disposte lungo i lati della sala a partire dalla sinistra di chi entra; ogni teca è corredata da chiari pannelli illustrativi affissi alla parete.
Introdotte da una presentazione dello sviluppo della litica dal Paleolitico Inferiore al Neo-Eneolitico, le sei teche iniziali, allineate lungo le prime due pareti, illustrano nel dettaglio i rinvenimenti effettuati presso il sito di Campon di Monte Avena, risalente alla fase aurignaziana del Paleolitico Superiore (ca. 30.000 anni fa). In esposizione sono presenti numerosi esempi di strumenti litici rinvenuti nello scavo di una delle rarissime miniere preistoriche all’aperto individuate in Europa. In questa fase i filoni di selce sulla cima erano ampiamente sfruttati e il materiale estratto veniva lavorato sul posto. Il processo produttivo è ben esemplificato nelle ultime di queste teche, che illustrano le fasi di lavorazione documentate nel sito.
All’angolo di sinistra della parete di fondo è proposta una ricostruzione della tomba del Cacciatore rinvenuta nel Riparo Villabruna in Val Cismon-Val Rosna. Si tratta della sepoltura ad inumazione di un cacciatore venticinquenne, risalente alla fase epigravettiana del Paleolitico Superiore (ca. 12.000 anni fa), il cui corpo fu deposto in una fossa con una sacca in pelle contenente diversi strumenti litici, per essere poi coperto dai ciottoli, alcuni dei quali dipinti sono esposti nella vetrina sulla destra. Ai ritrovamenti del Riparo Villabruna sono dedicate anche le tre teche successive, contenenti, tra l’altro, il corredo del cacciatore, una rassegna di strumenti litici e vari manufatti in osso.
Le ultime due teche della parete di fondo sono dedicate ai siti bellunesi del Mesolitico (10.000-6.500 anni fa), localizzati in corrispondenza di passi e forcelle alpini scelti per favorire la caccia dei grandi erbivori. Nel primo espositore sono raccolti alcuni reperti e due ricostruzioni dei manufatti in uso nel Mesolitico Antico (10.000-7.800 anni fa) e Recente Castelnoviano (7.800-6.500 anni fa) nei siti dolomitici. A queste due fasi fa riferimento anche il secondo espositore, contenente oggetti in selce e nel più raro cristallo di rocca, provenienti da Passo Giau, Forcella Aurine e Col de Varda

Proseguendo la visita, si incontrano le due teche della parete di destra, che illustrano i siti tardo neolitici ed eneolitici (6.500-3.800 anni fa) del Bellunese, tra i quali spicca per importanza quello tardo neolitico di Nareon di Trichiana (6.500-4.500 anni fa).
Nelle ultime due vetrine di destra sono esposti reperti del Neolitico emersi durante gli scavi effettuati presso il Col del Buson, nella valle dell’Ardo.

Completano la visita i quattro espositori posti sui lati e sul retro del pannello al centro della sala, il primo dei quali è incentrato sul tema della dentatura e dell’alimentazione dell’uomo del Riparo Villabruna della Val Cismon, memtre gli altri tre sono volti ad illustrare in forma preliminare – grazie ad alcune immagini e a qualche reperto- gli scavi dei siti epigravettiano del Palughetto (10.500 anni fa), mesolitico di Casera Lissandri (9.400-8.600 anni fa) e neo-eneolitico di Cima Campo ad Arsiè (6.500-3.800 anni fa).

Scesi gli scalini, si accede alla seconda sala archeologica, nella quale sono esposti in quindici vetrine i reperti che vanno dal Tardo Neolitico al Medioevo in ordine cronologico e topografico, corredati da didascalie, provenienti da scavi condotti in varie zone della Provincia di Belluno, ad eccezione di alcuni reperti Etruschi, frutto della donazione Stefania Margola-Paolo Orsini.
Al centro della sala vi sono due grandi condutture in pietra d’epoca romana. Nella sala non sono presenti pannelli illustrativi.
Ai lati della porta sono appesi due lacerti di mosaici policromi d’epoca tardo-antica ritrovati in Città, quello di sinistra, in via Piave, raffigurante Leda e il cigno (II-III sec. d.C.); quello di destra, in via S. Lucano, presenta un motivo geometrico (III-IV sec. d.C.). Sotto il primo mosaico si trovano alcune anfore emerse a Polpet (Ponte nelle Alpi), segate per essere riutilizzate come sepolture (prima metà I sec. d.C.); sotto il secondo si trovano una macina in pietra e alcune fistulae (tubi) in piombo di proprietà municipale (I sec. d.C.).
Le prime due vetrine a sinistra sono dedicate alla fine del Neolitico, Età del Bronzo e prima Età del Ferro con una serie di reperti in bronzo (asce ad alette, punte di lancia, vasellame d’uso domestico – tra cui un boccale- vasi e una fusaiola piatta in terracotta) fanno parte del corredo di una sepoltura e attestano le importanti frequentazioni del territorio bellunese e delle sue vie di transito per tutta l’età del Bronzo (XVIII-X sec. a.C.): in particolare sono esposti alcuni reperti databili dal tardo Neolitico all’Età del bronzo medio-recente rinvenuti nel sito d’altura di Castel de Pedena (S. Gregorio nelle Alpi), che domina la valle del Piave e del Cordevole.
La seconda vetrina: da Suppiane (S. Gregorio nelle Alpi), località situata su di un piccolo altipiano che domina la Valle del Cordevole a 625 m. s.l.m., provengono reperti datati dall’Età del bronzo finale alla prima Età del ferro (X – VIII sec. a.C.) Belluno, Bolzano Bellunese – Monte Talvéna, loc. Cornadon. Esposti i reperti provenienti da due importanti siti Nareon e Noal (Monte Nenz) in Comune di Trichiana (BL), che testimoniano la frequentazione della zona durante l’Età del bronzo medio-recente (1300-1200 a.C.). In particolare dall’insediamento di Nareon di Trichiana, dislocato su un cordone morenico a 670 m. s.l.m., provengono reperti ceramici e litici, mentre i reperti provenienti dall’insediamento d’altura sito sul Monte Nenz (Noal di Trichiana) a 540 m. s.l.m., documentano l’attività metallurgica svoltavi durante l’età del Bronzo recente (1150-900 a.C.). Nella medesima vetrina vi sono frammenti di olle e frammenti di pani in bronzo provenienti da Polpet (Ponte nelle Alpi) ed anche frammenti di pani in bronzo dal Monte Dolada (Ponte nelle Alpi).
I materiali esposti nella terza vetrina, provengono dall’altura di S. Pietro in Tuba (800 m.s.l.m.), che si sviluppa ai margini della catena di alture alla sinistra della valle del Piave: la posizione strategica permetteva di controllare la Valbelluna e soprattutto la via che da Limana conduceva al Passo di Praderadego, comodo valico per la pianura trevigiana. Le testimonianze più rilevanti risalgono all’Età del bronzo finale e alla primissima Età del ferro (X sec – inizio VIII sec. a.C.).
Nel secondo ripiano sono esposti i reperti più recenti di S. Pietro in Tuba, databili dalla seconda Età del ferro (VII-III sec. a.C.) al Medioevo.

La quarta vetrina contiene i vasi etruschi della collezione Stefania Margola-Paolo Orsini, donata al Comune di Belluno nel 1977, tesori archeologici che l’Orsini, originario di Pitigliano (GR), direttore della Camera di Commercio di Belluno e valente pittore, aveva raccolto durante la sua vita. Gli Etruschi, oltre ad essere una delle più importanti popoli dell’Età del ferro, furono legati ai Veneti antichi sia da rapporti di tipo commerciale (si veda ad esempio il commercio di metalli), sia da rapporti di natura culturale. La vetrina costituisce l’ideale introduzione all’Età del ferro, già anticipata dai reperti del sito di S. Pietro in Tuba.

Le vetrine dalla quinta alla nona presentano reperti risalenti all’Età del Ferro NELLA MEDIA VALLE DEL PiAVE CON CORREDI provenienti DA NECROPOLI DI CAVARZANO (BELLUNO), DELLA ZONA DI PONTE NELLE ALPI e DELL’ALPAGO, quali armille, fibule (a navicella e a sanguisuga), situle di vari forme e dimensioni, aghi da cucito, coltelli con manico a flabello, fusaiole e vasellame metallico, nonché vari oggetti d’ornamento ed accessori dell’abbigliamento.
Le vetrine dalla decima alle tedicesima sono dedicate all’Età Romana. L’esposizione inizia con i reperti rinvenuti in Città per poi spaziare nel resto della Provincia (da nord a sud). In alcuni casi, per non smembrare i contesti di rinvenimento, sono stati esposti anche manufatti alto-medievali o tardoantichi (V-VI sec. a. C.): laterizi e instrumenta domestica, vasellame ceramico, oggetti d’ornamento e accessori dell’abbigliamento.
Infine le due vetrine sulla sinistra sono dedicate ai reperti dell’epoca tardoantica, dell’Alto e del Basso Medioevo provenienti da varie località della Provincia. Sono esposti oggetti di corredo tombale inquadrabili tra il VI e il VII sec. d. C. con fibule, armille, orecchini ed oggetti d’ormanento che testimoniano un gusto legato alla tradizione latina e un abbigliamento indubbiamente romanizzato. Da segnalare il corredo del guerriero longobardo di Moldoi (Sospirolo-Bl).

Il lapidario raccoglie iscrizioni onorarie, votive e funerarie della media e tarda età imperiale, provenienti da Belluno e, in parte, della collezione Pagani. Interessanti sono le basi per statue dedicate alla patrona Capertia Valeriana, al cavaliere Marco Carminio Pudente e all’imperatore Valerio Costanzo, ma anche l’iscrizione funeraria del duoviro Tito Sertorio Proculo e alcuni frammenti di sarcofagi.
Notevole è il sarcofago integro con scene di caccia, dedicato al patrono Gaio Flavio Ostilio Sertoriano e alla moglie, collocato attualmente presso la Biblioteca Civica (Palazzo Crepadona).


Accesso

Tipo di Accesso: Negli orari di apertura

Biglietto: Si

Prezzo: intero 5 euro; ridotto 3 euro (adulti oltre i 60 anni di età, militari, studenti di ogni ordine e grado, gruppi superiori alle 10 persone); biglietto comulativo 9 euro "Family" (applicabile a nuclei familiari a partire da almeno tre componenti – genitori più un figlio – e valido tre giorni sino al completamento); percorsi guidati a tema, costo per alunno 2 euro (comprensivi di ingresso e due accompagnatori gratuiti); gratuito (bambini sotto i 6 anni di età, alunni delle scuole della provincia in visita guidata, giornalisti, direttori e conservatori di musei, portatori di handicap con un accompagnatore).

Accesso per le Scuole

Orari

Giorni di Apertura
Orario Quando Specifiche
Estivo Martedì 10.00-13.00, 15.00-18.00
Estivo Mercoledì 10.00-13.00
Estivo Giovedì 10.00-13.00
Estivo Venerdì 10.00-13.00, 15.00-18.00
Estivo Sabato 10.00-13.00
Estivo Domenica 10.00-13.00
Invernale Lunedì 10.00-13.00
Invernale Martedì 10.00-13.00, 15.00-18.00
Invernale Mercoledì 10.00-13.00
Invernale Giovedì 10.00-13.00
Invernale Venerdì 10.00-13.00, 15.00-18.00
Invernale Sabato 15.00-18.00
Invernale Domenica 10.00-13.00

Chiuso l’11/11, il 25/12, il 31/12, l’1/1, l’1/5 e il 15/8.

Tempo suggerito per la visita (in minuti): 60

Servizi per l’utenza

Servizi igienici

Bookshop

Servizi didattici

Tra i vari cataloghi aggiornati del Museo Civico non è al momento disponibile quello della sezione archeologica.

Pannellistica
Italiano

Didascalie delle opere
Italiano

Attività didattiche
Laboratori e percorsi didattici.

Laboratorio didattico
Il laboratorio si trova presso il Lapidario nell’androne dell’Auditorium.

Biblioteca/Centro di Documentazione
La Biblioteca Civica si trova nel vicino Palazzo Crepadona.


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