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Scheda

Museo Civico Naturalistico e Archeologico di Santa Corona – Vicenza

Contrà Santa Corona 4 – 36100 Vicenza (VI)
Tel. 0444 222815 – 0444 320440 – Fax 0444 325627
Presentazione


Il Museo Naturalistico e Archeologico di Vicenza trova sede dal 1991 presso il Monastero domenicano di Santa Corona. La sezione archeologica, disposta su due piani, raccoglie reperti provenienti da diverse località del Vicentino, la cui datazione è compresa tra il Paleolitico medio e l’epoca longobarda. Quella naturalistica illustra invece i diversi ambienti naturali dei Colli Berici. Il museo fa parte della rete museale civica che permette, grazie alla bigliettazione unica, di visitare anche altri importanti monumenti cittadini.

Storia della collezione museale

Il Museo Civico venne solennemente inaugurato nel 1855 nel palladiano Palazzo Chiericati. Inizialmente componevano la collezione del Museo Civico le raccolte archeologiche appartenute a ricchi collezionisti privati (conte Girolamo Egidio di Velo, conte Arnaldo Arnaldi Tornieri) e i numerosi reperti lapidei romani (iscrizioni, elementi architettonici e statue) rinvenuti in diversi punti della città. La sezione archeologica, ubicata al pianterreno di Palazzo Chiericati, nel 1938 conobbe un nuovo assetto espositivo che durò fino a quando, nel 1981, il complesso di Santa Corona fu restaurato, per diventare, dal 1991, la nuova sede del Museo Naturalistico e Archeologico. Il trasferimento fu dettato dall’incremento delle testimonianze preistoriche raccolte durante gli scavi del Novecento.

Descrizione

Il primo tratto di corridoio presenta alcuni pannelli che introducono alla Preistoria e in particolar modo al tema dell’origine dell’uomo. L’esposizione prosegue presentando, in ordine cronologico, le testimonianze archeologiche rinvenite nel territorio vicentino, con particolare riferimento ai Colli Berici per quanto riguarda la preistoria.

In questa saletta sono raccolte le testimonianze archeologiche del Paleolitico medio e superiore rinvenute sui Colli Berici, nei sedimenti delle Grotte di San Bernardino, del Broion, di Trene e di Paina. Le prime, databili al Paleolitico medio (120.000-40.000 anni fa), hanno restituito alcuni nuclei e schegge laminari, diversi grattatoi e raschiatoi sia laterali sia doppi e tripli.
I pannelli successivi introducono al Paleolitico superiore (40.000-27.000 anni fa). La vetrina espone copie di reperti di questo periodo rinvenuti in siti preistorici francesi.
Per quanto riguarda la Grotta del Broion, è stato condotto uno studio dettagliato sia degli elementi venuti alla luce durante lo scavo (prodotti della scheggiatura levalloisiana, denti di cervo e una punta in osso) sia della ricostruzione ambientale del sito in grotta, di cui è presente un plastico ricostruttivo della sezione e delle diversi successioni ambientali.
I materiali riguardanti le Grotte di Paina e di Trene sono riferibili all’Epigravettiano antico (20.000-18.000 anni fa) e comprendono schegge, raschiatoi a nucleo, lamelle non ritoccate, punte a dorso, armature microlitiche e punte foliate bifacciali.
La successiva parte della stanza è dedicata al sito dell’Altopiano dei Fiorentini, del tardiglaciale würmiano (12.000-10.000 anni fa), di cui sono esposti alcuni nuclei per la produzione di lame, grattatoi, bulini e lame ritoccate.
L’ultima sezione della saletta è riservata al Mesolitico (10.000-7.000 anni fa), caratteristico momento di passaggio precedente alla neolitizzazione. Nel Vicentino hanno restituito materiali relativi a questa fase la Grottina dei Covoloni del Broion, il Riparo di San Quirico e il Covolo B di Lonedo.

In questa saletta sono esposte le testimonianze del Neolitico antico nel Vicentino (fine V-inizi IV millennio a.C.). Dopo una breve introduzione, con l’ausilio di tre grandi pannelli viene presentata una grande vetrina in cui sono raccolti i reperti dei siti di Cà Bissara di Poiana Maggiore e di Valli di Fimon-Pianezze di Arcugnano nei Colli Berici. Il primo stanziamento ha restituito ceramica di impasto sia grossolano (vasi troncoconici, frammenti di giare) sia fine (tazze carenate, alto collo di vaso) e alcuni esempi di industria litica (bulini, grattaoi, microbulini, lamelle ritoccate, trapezi e romboidi). Il sito di Valli di Fimo-Pianezze è rappresentato da alcuni utensili in selce, quali bulini, grattatoi, punte e lame a dorso. Pianezze di Arcugnano fu sicuramente un sito molto fiorente nel VI millennio a.C., come confermato dal ritrovamento di abbondante materiale ceramico e manufatti in selce.

Questa parte di corridoio presenta una vetrina contenente materiale, di rinvenimenti casuali, appartenente alla Cultura dei vasi a bocca quadrata (seconda metà IV millennio a.C.), sviluppatasi durante il Neolitico recente. All’interno della teca sono esposti alcuni frammenti di vasi a bocca quadrata con decorazione incisa e graffita, contrappesi da telaio cilindrici, asce in pietra, fusaiole decorate, utensili in selce provenienti dai siti di Villa del Ferro-Val Liona, Valli di Fimon e Arcugnano.

L’esposizione di materiale appartenente alla Cultura dei vasi a bocca quadrata continua anche in questa saletta. Al centro della stanza, cinque vetrine contengono utensili in osso e corno, strumenti litici e manufatti ceramici trovati nello scavo di Fimon-Molino Casarotto, e databili alla prima metà del IV millennio a.C. Dell’abitato di Fimon-Molino Casarotto furono individuate tre abitazioni e delle opere di bonifica di un’ampia area circostante. L’ultima parte della grande vetrina centrale raccoglie una serie di macine a sella, provenienti dallo stesso sito, che rappresentano un’importante documentazione delle attività domestiche dell’abitato e della sua economia di sussistenza. Nella vetrina dedicata all’industria litica di questo sito è presente una punta di freccia immanicata.

In quest’ultimo tratto di corridoio sono esposti un pannello e due vetrine che trattano le principali testimonianze di Età eneolitica (III millennio a.C.) nel Vicentino. Questa fase di passaggio è caratterizzata dall’evoluzione delle forme ceramiche dalla Cultura dei vasi a bocca quadrata verso la nuova tipologia del vaso campaniforme. I cambiamenti sono notevoli anche nella produzione di utensili in selce (tecnica campignana) ed in metallo (introduzione della lavorazione del rame).
In una piccola bacheca è esposta un’eccezionale punta foliata a lavorazione bifacciale in ossidiana, unica nel suo genere in area padana, proveniente dalla Grotta della Guerra sui Colli Berici.
Nelle vetrina successiva è presentata una serie di manufatti ceramici, utensili di industria litica, asce in bronzo e oggetti in pietra e ossa lavorate provenienti da Santorso, Valli di Fimon e da diverse grotte presso Longare (Grotta Perin, Grotta Alvise da Schio, Grotta dei Covoloni del Broion e Riparo Ferrara).
L’ultima vetrina è dedicata al complesso funerario-cultuale megalitico dell’età del Rame di Sovizzo, località San Daniele. La struttura principale di questo complesso si sviluppa lungo un corridoio rituale a due corsie e termina in un grande tumulo, non ancora indagato. Dai tumuli circostanti, più piccoli, provengono i reperti qui esposti.

Con questa saletta inizia l’esposizione relativa all’età del Bronzo (II millennio a.C.), contraddistinta dalla progressiva diffusione di manufatti realizzati in questo metallo e, per quanto riguarda l’Italia settentrionale, dalla comparsa della Cultura palafitticola di Polada. In area vicentina gli insediamenti da segnalare sono quelli di Arcugnano, località Pascolone, e Fondo Tomellero. I materiali provenienti dalle due fasi di frequentazione dell’abitato dell’antica e media età del Bronzo di Arcugnano, località Pascolone, sono perlopiù manufatti ceramici (boccali troncoconici con decorazione plastica o a costolature, vasi monoansati a profilo globoso, tazze con differenti fogge di anse lunate). Molti dei materiali esposti sono stati scavati da Paolo Lioy nella seconda metà dell’Ottocento. L’antico abitato di Fondo Tomellero fornisce importanti informazioni sugli insediamenti di tipo umido dell’età del Bronzo medio e recente (XV-XIII sec. a.C.); la ricca documentazione archeologica è costituita da alcuni manufatti in selce, due asce in bronzo e da numerosi frammenti ceramici.
L’ultima vetrina della saletta è dedicata all’abitato dell’età del Bronzo media e recente (XV-XI secolo a.C.) di Arcugnano, Monte Crocetta. Il ritorno a siti d’altura è motivato dalla possibilità delle popolazioni di sfruttare le risorse ambientali collinari complementari a quelle dei siti di tipo umido precedentemente occupati. La documentazione archeologica è quasi esclusivamente costituita da materiale ceramico, pertinente perlopiù a diversi tipi di tazze (emisferiche, carenate, ad anse lunate, con decorazione tipo protovillanoviano).

All’interno di questa saletta sono raccolte le testimonianze archeologiche riferibili all’abitato di Castellon del Monte Brosimo. Questo stanziamento stabile, forse gregario a quello umido delle Valli di Fimon, fu oggetto di una continuità insediativa durata dal XVIII al XIII sec. a.C. (quasi tutta l’età del Bronzo). I reperti provenienti da questo sito, esposti nella vetrina, sono perlopiù ceramici.
La seconda parte della saletta è destinata alla trattazione dell’abitato della tarda età del Bronzo di Arcugnano (XIII-X sec. a.C.), località Capitello. Il materiale ceramico rinvenuto consiste in diverse fogge di olle decorate, scodelle ad orlo rientrante e vasi biconici decorati da motivi protovillanoviani.

In questa grande sala che si affaccia sul chiostro al pianterreno sono esposti i reperti protostorici rinvenuti a Vicenza e nel territorio circostante. La prima parte della sala raccoglie le testimonianze riferibili ad un santuario urbano, situato presso l’odierna piazzetta S. Giacomo in centro città. Qui furono rinvenuti più di 200 manufatti in bronzo attestanti la sacralità del luogo. La maggior parte delle lamine bronzee, databili tra V e II-I sec. a.C., sono decorate (a incisione, a stampo o a sbalzo) con immagini sacrali, quali sacerdoti, sacerdotesse, soldati, riti d’iniziazione, competizioni atletiche, ex-voto anatomici ed immagini della comunità. Il ritrovamento di una lamina bronzea votiva iscritta (IANTS DONasto…) con formulario alfabetico (una lista di consonanti e le lettere con valore magico-rituale AKEO) fa pensare alla presenza di un centro scrittorio all’interno del santuario.
La seconda parte della sala accoglie sei vetrine contenenti materiale di età veneta rinvenuto a Vicenza (Santa Corona, zona del Bacchiglione, Ponte Marchese, Contrà Pasini, Corso Fogazzaro e Campo Marzo) e nel territorio limitrofo (Montebello Vicentino, Trissino, Valdagno, Montecchio Precalcino, Santorso, Malo e Schio). Nella prima e nella seconda vetrina sono esposti reperti provenienti dall’abitato urbano ubicato presso l’attuale centro cittadino di Vicenza: vasi, bicchieri, coperchi e patere in ceramica a vernice rossa e nera o ad impasto grigio, un frammento di alare a protome equina, fusaiole, una fibula tipo Certosa, un’ascia ad alette, una fibula a drago con margherite e un cavallino bronzeo.
Le altre quattro vetrine ospitano le testimonianze degli abitati dell’età del Ferro rinvenute nel territorio vicentino; tra queste ricordiamo tazze e coppe di tradizione etrusco-padana, grandi olle e scodelle, una brocca con superfici trattate con vernice rosso-bruna, due esemplari di aes rude, una scoria di fusione, fibule tipo "La Tène", fibule ad arco serpeggiante, perle in pasta vitrea, ceramica domestica di tradizione locale, utensili in osso lavorato, un torquis a nodi, un’ascia ad alette, una spada tipo "Tarquinia", un pane di fusione e una paletta rituale in bronzo.
Da non dimenticare la grande iscrizione votiva venetica dedicata agli dei confinari (DEIVOS TERMONIOS), rinvenuta nei pressi di Colle Ambellicopoli, e la nota stele di Isola Vicentina, che costituisce la prima e sinora unica attestazione epigrafica in lingua venetica in cui compaia l’etnico dei Veneti antichi (VENETKENS).

La sala ospita i materiali lapidei recuperati nello scavo ottocentesco del Teatro Berga. Questo importante edificio per spettacoli si trova tra l’odierna contrà SS. Apostoli, piazzetta S. Giuseppe, contrà Porton del Luzzo e piazzetta Gualdi; la sua posizione è rimarcata proprio dall’attuale disposizione di un complesso di edifici sorti sulle murature antiche conservate fino a 10 m di altezza. Il materiale conservato comprende elementi di decorazione architettonica e sculture a tutto tondo appartenute all’apparato ornamentale del teatro. Per quanto riguarda la decorazione architettonica ricordiamo un architrave ad arco, un bucranio, un capitello figurato, una colonna scanalata, un frammento di capitello ionico di colonna e una sima di cornice con mensole e cassettoni. Tra le sculture si possono citare numerosi frammenti di statue di grande formato e di rilievi in marmo, una porzione di panneggio di statua bronzea, due statue femminili attribuite ad Antonia Minore e ad Agrippina Minore, una testa-ritratto di Augusto, una statua eroica maschile e una statua loricata acefala.

Questa sala espone il materiale lapideo della raccolta del conte Girolamo Egidio di Velo. Egli fu attivo nello scavo delle Terme di Caracalla, di cui si possono osservare alcuni frammenti architettonici e decorativi, tra i quali ricordiamo uno splendido torso di satiro in riposo, un rocco di colonna colossale in granito africano, una testa femminile (forse un’Artemide), una testa virile da altorilievo e un mascherone di vasca (forse Nilo-Osiris-Apis).
Il resto del materiale esposto in questa sala comprende una nutrita serie di statue, tra le quali citiamo una successione di teste e di busti databili tra il I e il II sec. d.C. Quattro statue di divinità femminili sedute della seconda metà del II sec. d.C., due statue maschili seminude del II sec. d.C., assieme ad altre teste qui esposte, provengono dai Musei Vaticani e sono state cedute al di Velo quale compenso per due mosaici rinvenuti alle terme e lasciati allo Stato Vaticano.

All’ingresso di questa sala è posizionato un modellino di domus romana ad atrio e tablino, la cui tipologia è attestata soprattutto dagli scavi di Pompei ed Ercolano.
La sala è dominata da due grandi pavimenti musivi. Il primo, geometrico e bicromo (rettangoli campiti di nero su fondo bianco disposti attorno ad un quadrato centrale nero), posizionato sulla parete di destra, venne scoperto nei pressi del Criptoportico (orti del Vescovado) e doveva essere pertinente ad una domus. Il secondo mosaico, rinvenuto in Piazza Biade, è caratterizzato da una fitta trama ornamentale su uno schema a meandro che si sviluppa intorno a pannelli quadrati a decorazione figurata, rappresentanti scene di caccia eroica e di lotta di eroi contro animali. Nel pannello centrale si potrebbe riconoscere lo schema iconografico del guerriero vittorioso e, nello specifico, della lotta tra Bellerofonte e la Chimera.

Il lapidario è collocato nel chiostro del vecchio monastero. La maggior parte delle iscrizioni proviene dalla collezione Tornieri. I documenti epigrafici si riferiscono in prevalenza ad iscrizioni sacre e funerarie di età romana.


Accesso

Tipo di Accesso: Negli orari di apertura

Biglietto: Si

Prezzo: Biglietto unico cumulativo intero (Visita al Museo Naturalistico Archeologico, Teatro Olimpico, Gallerie d’Italia, Museo Diocesano e Palladiummuseum): 10 €; Biglietto unico cumulativo ridotto (Gruppi, studenti, Palladio Card, Padova Card, over 60, soci Touring Club Italiano): 8 €. Biglietto unico cumulativo Family (almeno genitori + un figlio): 12 €; Biglietto unico cumulativo scolaresche: 3,50 €. Gratuito: under 14, giornalisti, direttori, conservatori e funzionari museali, militari, insegnanti e accompagnatori di scolaresche.

Accesso per le Scuole

Accessibilità Disabili

Orari

Giorni di Apertura
Orario Quando Specifiche
Estivo Martedì 09.00 – 19.00
Estivo Mercoledì 09.00 – 19.00
Estivo Giovedì 09.00 – 19.00
Estivo Venerdì 09.00 – 19.00
Estivo Sabato 09.00 – 19.00
Estivo Domenica 09.00 – 19.00
Invernale Martedì 09.00 – 17.00
Invernale Mercoledì 09.00 – 17.00
Invernale Giovedì 09.00 – 17.00
Invernale Venerdì 09.00 – 17.00
Invernale Sabato 09.00 – 17.00
Invernale Domenica 09.00 – 17.00

Per ulteriori modifiche sull’orario si rinvia a www. museicivicivicenza.it.

Tempo suggerito per la visita (in minuti): 90

Servizi per l’utenza

Servizi igienici

Bookshop

Punti di sosta

Servizi didattici

Guide a stampa
Brochure
Catalogo
Italiano

Pannellistica
Italiano

Schede mobili
Italiano e Inglese

Didascalie delle opere
Italiano

Supporti informativi multilingue: Inglese
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Visite guidate

Attività didattiche
Su richiesta: Studio D (049 88360553) e Ardea (0444 326880) per la sezione archeologica; Coop I Berici (348 7548756) e Coop Biosphaera (347 7633710) per la sezione naturalistica.

Laboratorio didattico

Biblioteca/Centro di Documentazione
Presenza di un archivio fotografico

Spazi per altre attività


Bibliografia di riferimento

Magrini A., Il Museo Civico di Vicenza solennemente inaugurato il 18 agosto 1855, Vicenza 1885.
Fasolo G., Guida del Museo civico di Vicenza, Vicenza 1940.
Galliazzo V., Sculture greche e romane del Museo civico di Vicenza, Treviso 1976.
Il Museo Archeologico di Vicenza , Padova 1996.
Zaghetto L., Il santuario preromano e romano di Piazzetta S. Giacomo a Vicenza. Le lamine figurate, Vicenza 2003.
Musei e raccolte archeologiche del Veneto , a cura di Di Mauro A., Dosson di Casier 2004, pp. 133-136.
Bonetto J., Veneto (Archeologia delle Regioni d’Italia), Roma 2009, pp. 367-371.
Cadario M., Favaretto I., Ghirardini Santinello G., Statue romane della collezione di Girolamo Egidio di Velo dei Musei Civici di Vicenza, Vicenza 2010.


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