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Scheda

Museo Civico Archeologico al Teatro romano – Verona

Regaste Redentore 2 – 37129 Verona (VR)
Tel. 045 8000360 – Fax 045 8010587
Presentazione


Il Museo Archeologico al Teatro romano fu inaugurato nel 1924 negli ambienti dell’ex convento dei Gesuati di San Gerolamo, eretto nel tardo Quattrocento alle spalle del teatro stesso. L’esposizione è organizzata su alcune terrazze poste a quote diverse, oltre che negli ambienti conventuali; propone materiali dell’edificio teatrale, da Verona e provincia e da collezioni acquisite nel corso del tempo. Il Museo Archeologico al Teatro romano costituisce uno straordinario esempio di museo della città, collocato in una delle zone panoramicamente più suggestive e archeologicamente più interessanti di tutta Verona.

Storia della collezione museale

I primi scavi che interessarono il complesso del teatro romano furono condotti nella prima metà dell’Ottocento da Andrea Monga; il lavoro fu completato dal Comune di Verona, che acquistò l’area nel 1904 e ricostruì parte delle antiche strutture. Le collezioni archeologiche raccolte dal Comune di Verona rimasero presso il Museo Civico a porta Vittoria (attuale Museo di Storia Naturale) fino a quando venne istituito il Museo Archeologico al Teatro romano. L’allestimento attuale unisce zone allestite dagli anni Venti agli anni Settanta del secolo scorso a zone di recente risistemate e riaperte alla visita.

Descrizione

Nella biglietteria, al cui interno sono visibili alcune murature originarie del teatro romano, è esposta una serie di sculture decorative, molto ben conservate, appartenenti all’antico edificio per spettacoli. Si tratta di quattro erme in marmo, raffiguranti un Satiro vecchio, un Bacco in età matura, un Satiro giovane e un Bacco giovane, e di una raffinata statua di Baccante, priva della testa, in stile neoattico (fine I sec. a.C.-inizi I sec. d.C.).
Alcuni elementi architettonici e altre sculture decorative del teatro (tra cui due parapetti a voluta riccamente decorati e sormontati da piccoli satiri) sono esposti nel corridoio d’ingresso; nello stesso corridoio si trovano anche una grande tubatura in piombo, appartenente all’acquedotto romano di Verona che passava sul Ponte Postumio, e un secondo tubo plumbeo più piccolo con la sigla RPV (res publica Veronensium).

Da qui si procede con la visita sia del teatro romano sia del museo, che può avere inizio dalla sala delle iscrizioni sacre (accesso dalla scalinata occidentale del teatro) oppure dalla sala presso l’ascensore (accesso dall’ascensore posto alla sommità del teatro).

L’accesso a questa sala avviene dalla scalinata occidentale che dal teatro porta al piano inferiore dell’ex convento quattrocentesco. Al centro della sala è inserito un mosaico policromo del III sec. d.C., rinvenuto all’interno di una ricca domus romana in piazza Bra, raffigurante Bacco con pantere. Accanto al mosaico è visibile un’intercapedine che separa la cavea del teatro dal colle.
La sala è deputata ad accogliere le numerose iscrizioni sacre (are e basi di statua) di età imperiale, attestanti la presenza di luoghi di culto a Verona e nel territorio circostante.
La parete di sinistra ospita due iscrizioni dedicate a Saturno e un’aretta dedicata ad Ercole. Al di sopra di queste sono presenti alcune mensole che sorreggono frammenti di decorazioni architettoniche.
Il lato opposto all’entrata accoglie cinque iscrizioni sacre a Giove Optimus Maximus (massima divinità dei Romani), a Giove Summanus (dio del fulmine notturno) e a Giove Lustralis (legato al culto delle acque).
A fianco dell’intercapedine sono raccolti frammenti di are votive dedicate a Fortuna (base circolare di statua), Diana, Giove Ottimo Massimo e Dite (divinità italica degli Inferi).
Lungo la parete di destra si segnalano un cippo funerario raffigurante un Sileno con cesto di frutta (I sec. d.C.), un bassorilievo con tirso e girali d’acanto (rinvenuto presso Lungadige Sanmicheli) e un’ara con sacerdote sacrificante su un lato e sacerdotessa con il capo velato sull’altro, riferibile al tempio di Marano in Valpolicella dedicato a Minerva.
Tra la porta d’ingresso e le scale d’accesso al piano superiore sono esposte diverse are votive consacrate a Iside e Serapide (divinità di origine egiziana), Vesta (da Negarine), Mercurio e Minerva.

L’ambiente presso la scala presenta un mosaico tardo antico policromo, decorato con cesti e vasi, e cinque iscrizioni dedicate alle Matrones (divinità femminili di origine celtica) e agli Dei Parentes (anime degli antenati).

All’interno del chiostro sono esposte numerose iscrizioni di età imperiale (tra fine I sec. a.C. e III sec. d.C.), di carattere prevalentemente funerario. Lungo la parete di sinistra sono collocate numerose stele e diversi cippi funerari. Tra questi manufatti spiccano un cippo funerario con erote, rappresentato pensoso e seduto con il braccio appoggiato ad una fiaccola rovesciata (immagine della vita che si spegne), e una stele funeraria con immagine di Gorgoneion nel timpano.
L’esposizione di iscrizioni funerarie procede lungo il lato di fondo del chiostro, dove va segnalata la stele posta a Cassius Optatus dai propri familiari, caratterizzata da una nicchia semicircolare con il busto del defunto. Il lato destro del cortile vede allineata un’importante serie di iscrizioni funerarie, come quella posta da Marcus Selius Speratus, riccamente decorata nel timpano, o quella in pietra rossa veronese di Marcus Cassius Denticulus (quattuorviro, architetto e tribuno militare). Sempre lungo questa parete si fronteggiano una raffinata stele che raffigura il defunto come soldato stante e una cista funeraria cilindrica con immagine di coniglio afferrato dagli artigli di un felino da Zimella (in antico nel territorio della città di Este).

La sala è deputata ad accogliere esposizioni temporanee. All’interno sono presenti mosaici a pavimento e a parete provenienti da domus romane rinvenute nel centro di Verona. Da segnalare è il grande mosaico rinvenuto in via Portichetti Fontanelle, con inserti di marmo colorati su fondo nero e fascia di contorno bianca (fine I sec. a.C.-inizi I sec. d.C.).

Presso la grande terrazza sono esposti materiali in marmo e pietra di età romana, provenienti da Verona e dal territorio circostante. La parete a monte di questo grande gradone artificiale è ricavata grazie ad un taglio nella roccia su cui si apre un ninfeo successivamente trasformato dai Gesuati, che costruirono su questo terrapieno un ampio chiostro, del cui portico sono visibili un paio di arcate.
Lungo la parete della chiesa di San Gerolamo sono poste iscrizioni funerarie a forma centinata; immediatamente di fronte sono collocati alcuni esempi di decorazione architettonica, tra i quali un capitello, alcuni archetti con lesene e un frammento di architrave. Esempi di capitelli di diverso tipo (di cui due non romani) sono esposti anche sotto le due arcate rimaste dell’antico chiostro. Accanto a tali elementi architettonici sono presentati alcuni cippi figurati (tre con eroti alati e uno con pastore e cane).
Al di là dei resti del chiostro, si elevano quattro colonne con capitelli pertinenti (resti del colonnato che concludeva in alto la cavea dell’Arena), alcuni esempi di cornici di edifici pubblici e un gruppo di monumenti funerari.
Lungo la parete nord-est si aprono le fenditure attraverso le quali si intravede il ninfeo, nel cui pavimento sono collocati i mosaici scoperti presso la villa tardoromana di Montorio. Davanti a queste aperture sono posti alcuni cippi iscritti in calcare rosso di Verona ritrovati durante gli scavi ottocenteschi per la regolamentazione dell’Adige.

Sulla parete di fondo si trovano una statua onoraria loricata acefala di età giulio-claudia scoperta presso vicolo San Clemente e un ritratto di Ottaviano di altissima fattura rinvenuto in piazza Duomo. Due vetrine accolgono materiali provenienti da edifici: diverse antefisse sia di produzione magnogreca (con volto di Medusa) sia romana (con maschera tragica e palmette), due frammenti di mattoni e una cerniera di porta in bronzo.
Su una parete sono appesi due mosaici figurati provenienti dalla villa romana di Negrar (III sec. d.C.), che riproducono una scena di supplica e una di corsa su biga guidata da un putto. Sotto i mosaici a parete sono disposti un sarcofago in marmo con due eroti, alcune urne funerarie in pietra, un mosaico geometrico con delfini e vasi bordato da una fascia con scene figurate (giochi gladiatori) da Verona, e un puteale in marmo di collezione, con Menadi danzanti di stile neoattico di I sec. d.C.

Le pareti del corridoio che conducono al Refettorio, sulle quali si affacciano le celle conventuali, ospitano una serie di sculture (ritratti, busti, altorilievi), prevalentemente in marmo bianco, in parte da collezione in parte da Verona. Le prime sculture che si incontrano sono due ritratti maschili ignoti di età traianea e adrianea (prima metà II sec. d.C.). Successivamente è presentata una testa di bambino, poco caratterizzata, ascrivibile alla prima metà del I sec. d.C. Lungo la stessa parete sono esposte due teste femminili, la prima di giovane donna (forse la dea Diana) rinvenuta nell’Arena e appartenente alla seconda metà del I sec. d.C.; la seconda, forse di divinità con nastro tra i capelli, dei primi decenni del II sec. d.C.
La seconda parte del corridoio (che si incrocia perpendicolarmente con la prima) presenta un busto femminile velato (forse una divinità) dei primi decenni del II sec. d.C., un ritratto di Menandro, famoso commediografo greco del IV sec. a.C., frequentemente riprodotto in età romana, un altorilievo in calcare con resti di tre figure maschili in stile arcaistico della seconda metà del II sec. d.C., nonché un busto di togato romano e una testa di satiro (o Silvano) coronato di pino, entrambi della seconda metà del II sec. d.C. Lungo la parete di fronte sono esposte le ultime tre sculture di questa sala: una statuetta di Venere nuda della prima metà del I sec. d.C., un tronco d’albero con firma dello scultore greco Praxiteles (probabilmente copia di età romana) rinvenuto in piazza del Duomo, e la parte inferiore di un torso efebico nudo della prima metà del II sec. d.C.

La prima delle celle conventuali espone bronzetti figurati preromani provenienti da collezioni private. La prima vetrina che si incontra appena entrati ospita gli esemplari più antichi (VII-V sec. a.C.), fra i quali pendagli piceni a doppio quadrupede, offerenti italici, una danzatrice sdraiata e un sileno di produzione etrusco-campana, tre bronzetti di produzione veneta raffiguranti cavalieri. La vetrina centrale presenta la produzione dell’Italia centrale fra V e IV-III sec. a.C., con figurine di Marte, Ercole combattente, offerenti. L’ultima vetrina comprende bronzettidal IV al II-I sec. a.C., di produzioni diversi dall’Italia centrale, fra i quali straordinario è il Mercurio che reca nella mano destra l’uovo di Nemesi, riferibile a una versione peculiare del mito della nascita di Elena di Troia.
La cella comunicante presenta bronzetti di età romana imperiale, in parte dal territorio veronese: di notevole interesse la dea Roma seduta in trono, decorazione di carro probabilmente dall’Adige; una figura di Satiro; piedi di mobile configurati a zampa di felino. Un lato della vetrina presenta una rassegna delle principali divinità romane; degno di nota, per la notevole fattura, il bronzetto con la lotta fra Ercole e Anteo da Isola della Scala (II sec. d.C.). All’interno di una vetrina apposita è collocata una splendida erma femminile bifronte da Verona (prima età imperiale).

La prima opera che incontriamo entrando in questa saletta è uno splendido ritratto romano in bronzo realizzato con la tecnica della fusione a cera persa, ritrovato in località Pestrino a Verona e raffigurante probabilmente un importante personaggio locale tra la fine del I sec. a.C. e gli inizi del I sec. d.C.
La prima vetrina espone numerosi oggetti di uso quotidiano, tra cui ricordiamo raffinate lucerne in terracotta o metallo (spesso con il marchio del produttore), diversi esempi di vasi per bere in ceramica, un piatto, una patera bronzea decorata con applique di testa femminile sul manico e un contenitore bronzeo per liquidi.
La seconda vetrina ospita numerosi recipienti in vetro soffiato di età romana imperiale, provenienti dal territorio veronese, raggruppati per forma e tipologia. Nel primo ripiano si trovano coppe e bicchieri di varie forme, una casseruola e un piatto. Nella seconda mensola sono esposti balsamari di diverse forme e colori, coppe per bere e tre vetri tardo antichi a "fondo oro" con soggetti cristiani (da Roma). Nel ripiano più in alto si trovano due olle e bottiglie per acqua e vino.

All’interno di questa sala è esposto un considerevole numero di sculture in marmo provenienti perlopiù dagli scavi condotti presso il centro storico di Verona. Lungo la parete di destra sono poste una serie di statue di media dimensione; tra queste ricordiamo in particolare: un frammento di figura giovanile (prima metà del I sec. d.C.), un’Artemide raffigurata secondo il modello del celebre tempio di Efeso (seconda metà del II sec. d.C.) e una statuetta di Zeus molto restaurata, entrambe di collezione. Proseguendo il percorso lungo la parete di fondo si incontrano due statue femminili panneggiate di notevoli dimensioni del I sec. d.C. (da piazza Duomo, reimpiegate in un muro), un torso virile di gusto ellenistico e una statua del tipo della Pudicizia degli inizi del II sec. d.C.
In mezzo alla sala si erge una bellissima statua femminile seduta del II sec. d.C., probabilmente copia di una statua della scuola di Fidia, rinvenuta anch’essa presso piazza Duomo. Sempre al centro della stanza, a fianco di un torso di satiro del III sec. d.C., è posto un mosaico policromo del III-IV sec. d.C., da vicolo Balena, con raffigurazioni di animali legati al mondo dionisiaco.
La parete sul lato con le finestre è impreziosita da una grande statua di togato romano del I-II sec. d.C. (la testa e la mano sono però probabilmente da attribuire ad Antonio Canova), due teste maschili barbate, un rilievo architettonico appartenente ad un monumento sepolcrale, ornato con foglie di vite, grappoli e grifoni, e un torso di efebo eroico della metà del I sec. d.C.

Straordinariamente suggestiva è la passeggiata superiore, impreziosita da elementi architettonici provenienti dalla città e dal territorio, dalla quale si gode un panorama indimenticabile di Verona. Interessanti sono anche la vista dall’alto della Grande Terrazza e le strutture romane sul lato a monte.
Il Museo che ha all’incirca 90.000 visitatori l’anno, sarà oggetto dal 2013 di un ampio intervento di riqualificazione (finanziato dalla Regione del Veneto e dalla Fondazione CariVerona), inteso a migliorarne l’accessibilità.


Accesso

Tipo di Accesso: Negli orari di apertura

Biglietto: Si

Prezzo: Intero 4,50 €; Ridotto (gruppi, over 60 anni, studenti, Mantova Verona Card) 3,00 €; Ridotto scuole e ragazzi (8-14 anni, solo accompagnati) 1 €; Residenti a Verona over 65 anni gratuito; Verona Card (2 giorni) 15 €; Verona Card (5 giorni) 20 €; prima domenica del mese (esclusi i mesi da giugno a settembre) tariffa unica unica 1,00 €.

Accesso per le Scuole

Orari

Giorni di Apertura
Orario Quando Specifiche
Estivo/Invernale Lunedì 13.30 – 19.30
Estivo/Invernale Martedì 08.30 – 19.30
Estivo/Invernale Mercoledì 08.30 – 19.30
Estivo/Invernale Giovedì 08.30 – 19.30
Estivo/Invernale Venerdì 08.30 – 19.30
Estivo/Invernale Sabato 08.30 – 19.30
Estivo/Invernale Domenica 08.30 – 19.30

Il biglietto dà accesso sia al Museo Archeologico sia al Teatro romano.
La Passeggiata è aperta solo la domenica.

Tempo suggerito per la visita (in minuti): 90

Servizi per l’utenza

Servizi igienici

Punti di sosta

Servizi didattici

Guide a stampa
Brochure
Catalogo
Italiano

Pannellistica

Schede mobili
Italiano, Inglese, Francese, Tedesco, Spagnolo

Didascalie delle opere
Italiano

Supporti informativi multilingue: Francese
Tedesco
Inglese
Spagnolo
Schede mobili

Visite guidate
Per i percorsi offerti e i temi trattati, Didamusei – Museo e didattica nel portale del Comune di Verona.

Attività didattiche
Dal lunedì al venerdì: ore 9.00-13.00 e 14.00-16.15
Tel 045 8036353 – Tel/fax 045 597140 – Fax 045 8000466
aster.segreteriadidattica@comune.verona.it – www.didamusei.it
Prezzo: 1 ora: 46,00 €; 1,5 ore: 56,00 €; 2 ore: 66,00 €; 3 ore: 92,00 €; 1 giornata: 138,00 €.
Eventuali offerte saranno comunicate al momento della prenotazione.
I percorsi didattici sono offerti gratuitamente (fino ad esaurimento della disponibilità) alle Scuole del Comune di Verona. L’ingresso ai musei è a pagamento, con la tariffa ridotta per le scuole.

Laboratorio didattico

Biblioteca/Centro di Documentazione
E’ presente un "archivio didattico" per operatori del settore. La biblioteca del museo ha sede presso Castelvecchio.

Spazi per altre attività
Spazio per mostre temporanee


Bibliografia di riferimento

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Larese A., Sgreva D., Le lucerne fittili del Museo Archeologico di Verona, Roma 1996.
Arte e cultura dell’antico Egitto nel Museo Archeologico di Verona , a cura di Bolla M. , Milano 1999.
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Musei e raccolte archeologiche del Veneto , a cura di Di Mauro A., Dosson di Casier 2004, pp. 114-115.
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Bonetto J., Veneto (Archeologia delle Regioni d’Italia), Roma 2009, pp. 351-353.
Magni A., Sena Chiesa G., Tassinari G., Gemme dei Civici Musei d’Arte di Verona, a cura di Sena Chiesa G., Roma 2009.
Bolla M. , Il teatro romano di Verona e le sue sculture, Verona 2010.
Bolla M., Alle origini dell’archeologia: nel Settecento fra scavo e collezione, Verona 2011.


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